Un destino ridicolo

Uscirà entro la fine dell’anno un film che vede tra i protagnosti una stupenda DS cabriolet (ricordate la pubblicità della TIM ?).
Il film è tratto da un libro scritto nel 1993 dal cantautore Fabrizio De Andrè e Alessandro Gennari ed è ambientato a Genova del 1963.
Ecco alcune foto scattate durante le riprese dall’amico e proprietario della DS Enzo (che ringrazio come sempre). Da appassionati sorridiamo un pò per le incongruenze tra l’anno in cui è ambientato il film e l’auto che è un bifaro del 1970.

Il bollo riprodotto sul parabrezza è del 1963, la replica della targa appoggiata al parurti.

Ecco di seguto un breve commento al film preso da www.ciao.it

Due grandi amici, Fabrizio De Andrè e Alessandro Gennari, cantante l’uno scrittore l’altro. Questo libro porta sulla copertina il nome di tutti e due. E racconta di Genova, non quella patinata ma quella che traspare dalle canzoni di De Andrè, avete presente Via Del Campo? La Genova del porto, con le sue zone malfamate, i suoi delinquenti e l’apparentemente normale quotidianità della loro vita.
In questo libro si incontrano molte storie, e molti personaggi. Un pastore sardo riesce a scontare solo 5 anni di prigione invece di venti e parte per Genova. Qui incontra Veretta, una donna di proprietà del pappone Carlo. Al bar che frequentano tutti c’è il maturo Bernard, la cui vita è ricca di leggende per tutti gli altri che lo ammirano incondizionatamente. Poi c’è Fabrizio, un giovane che recentemente ha inciso con successo i suoi primi due dischi, e Maritza, una sua fan che venne apposta a Genova per fare l’amore con il suo idolo, ragazza disincantata che non ha vergogna nel frequentare chi vuole o nel fare l’amore con chi le pare. Non bada a cose come la reputazione.
Le vite di tutti questi personaggi si incrociano irrevocabilmente, e sembrano giungere ad una svolta quando Bernard propone a Carlo e a Salvatore (il pastore sardo) un colpo che avrebbe fruttato 100 milioni di lire ai due e per lui un imprecisato di più. Anni dopo, quando le strade di tutti si saranno separate, Bernard andrà a vivere con la sorella a Mantova e qui conoscerà i ragazzi che frequentano un bar, così simili ai ragazzi che conosceva nel bar di Genova, e stringerà amicizia soprattutto con Alessandro, un giovane cresciuto cantando le canzoni di Fabrizio e che aveva lasciato la musica per decidere di fare lo scrittore. Qui le strade di tutti avrebbero potuto intrecciarsi di nuovo, ma il destino ci mette lo zampino e le cose vanno a modo loro. Venti anni dopo Fabrizio leggerà il primo libro di successo di Alessandro e vorrà incontrarlo.. restiamo spettatori dei racconti della vita di ognuno, di come il destino abbia cambiato le persone o abbia giocato con loro, le abbia fatte perdere ritrovare salire in alto o cadere fino a non riuscire più a rialzarsi. Non si vogliono dare morali o lezioni, nessuno dei personaggi giudica gli altri, ognuno ha le sue colpe i suoi problemi le sue tristezze che non gli permettono di giudicare.
E alla fine arriverà il finale, che forse vi sarete aspettati forse no, che può apparire come un lieto fine o magari no a seconda dei punti di vista magari. Un finale che può apparire anche ridicolo, volendo, perchè ridicolo è il destino di questi personaggi.

2 Commenti

  1. Ricordi o sogni?
    Nel 1969, dopo varie auto, le ultime sportive ( 3 Fiat 124 coupè ), mi sonolasciato tentare da un amico che, in occasione dell’ apertura di una concessionaria aTrento, mi propose di passare ad un’auto ’seria’! Avevo 30 anni, i motori in testa (una passione) e mi sembrava una proposta oscena , un’auto da vecchi (pardon ..senior) ecc… Complice l’ allora fidanzata, attuale moglie, mi decisi al passo anche perchè la proposta economica era molto interessante. Impiegai tre/quattro mesi ad assumere la posizione ’seduta’ e non ’sdraiata’. A quel tempo avevo un incarico per una multinazionale italiana per i paesi ‘oltre cortina’ e facevo la spola con Praga,Warsawia,Budapest ecc..
    La mia 19 ID amaranto con tetto beige era bellissima e, più la usavo più ne apprezzavo le doti di comodità,sicurezza,affidabilità (considerando le strade ed i paesi di cui sopra …non era poco). Il primo viaggio in Polonia, dove in seguito ho risieduto anche con la famiglia, fu fantastico. Ai distributori, fuori dai ristoranti,nei parcheggi, la gente faceva la fila per avere informazioni sull’ auto e vedere in azione le sospensioni pneumatiche. Nel 1973, dopo quasi 200.000 km, la cambiai con una DS 23 Pallas bianca. UNA FAVOLA! Da allora quest’auto mi è rimasta nella mente e nel cuora, compagna di mille avventure ( di tutti i tipi ). Nel 1975 ho deciso di acquistare una CX, mantenendo la DS a Warsawia per quando andavo in aereo. Ritirai la mia CX 2400 superaccessoriata e avveniristica (purtroppo 4 marce,(per la smania di averla subito), a Parigi direttamente alla Citroen per clienti stranieri. Mi hanno ricevuto e trattato in modo stupendo e il giorno dopo il mio arrivo in aereo, con mia moglie e la piccola di 4 anni, facemmo il viaggio di ritorno a Warsawia viaggiando tutta la notte. Mi sembrava di …volare. La macchina aveva comodità e prestazioni paragonabili,ma non superiori alla DS , ma era certamente più moderna. Negli anni seguenti, oramai Citroenista incallito, collezionai altre quattro Cx, una Dyane, una AX, una Saxo,una XM (una delle prime,peccato…tragica), una Xantia berlina e una Xantia Break ( senza infamia e senza lode). Certo distanti dalla mitica DS. Questo fino al 1998, anno in cui la società per la quale lavoravo , mi affidò una Mercedes C 250 TD ( altra categoria…non sempre migliore. Ancora oggi mia moglie guida la seconda Saxo e non ne vuol sapere di cambiarla.
    Dimenticavo: la DS la regalai ad un mio collaboratore e, forse, è ancora…viva e vegeta!
    La mia ‘carriera ‘ automobilistica è certamente stata legata al marchio Citroen e, forse (oggi ho una Peugeot 407 2.0 HD), tornerò alla mia marca preferita.
    Ma il ricordo più bello, da strizza al cuore al solo ripensarci, è legato alla mitica DS. Mi ricordo viaggi di 2000 km , tutti d’un fiato, con mia figlia che dormiva,mangiava,giocava sul sedile posteriore come fosse in giardino o nel salotto di casa. Quando, per frenata brusca, rotolava dal sedile ,veniva ‘accolta’ nella soffice e spessa moquette e, molte volte continuava a dormire sulla stessa. In tutti quegli anni, nonostante le avessi a bordo, non ho mai usato le catene da neve (originali) , senza mai dovermi fermare o trovarmi in difficoltà.
    E la neve nel nord Europa certamente…non mancava !A più riprese ho cercato e mi sono interessato per riacquistare una DS, ma il mio sogno (che forse rimarrà tale) era la DS cabriolet. Poi i vari fatti positivi e negativi della vita non mi hanno permesso di farlo, ma continuo a sognare ‘lo squalo’. Chi non ha posseduto QUESTA Citroen non ha mai potuto veramente innamorarsi di un’auto. Allora i dispositivi a bordo, gli accessori, la tenuta di strada in qualsiasi condizione, la comodità ..e via dicendo, non potevano essere soddisfatte con altre marche, comprese le più blasonate e costose tedesche…. Forse le Rolls? Vi ringrazio per l’ospitalità e per avermi dato l’occasione di scriverVi qesto mio ricordo. Più che un ricordo…UN SOGNO!

  2. Che dire ? grazie 1000 per il racconto di un sogno.
    Io sono di Trento e quando lei acquistò l’ID avevo solo 1 anno (ma abitavo a Sondrio) !
    Sarebbe un sogno poter tornare indietro e vederle dal vivo in concessionaria (via Grazioli ?) tutte queste stupende DS e ID … nuove.

    Saluti Paolo