Rotture

pubblicato il 20 November 2010 alle 17:30

Ecco la rubrica che parla (evidentemente) problemi tipici e atipici occorsi alle nostre beneamate DS. Insomma, cose che capitano anche se sempre delle vere e proprie rotture !

Fessurazione fascio idraulico cambio semiautomatico (admin)

L’ultima avaria che ho avuto sulla mia DS è super rara, anzi chiedendo in giro sono l’unico ad averla avuta su auto con LHM (con l’LHS che era un olio corrosivo poteva capitare).
Trattasi della fessurazione di uno dei tubi che comandano il cambio causa ruggine (esterna). I sintomi erano fin troppo chiari, pozza di olio in garage al ritorno da una gita. Avevo perso quasi 2 litri di LHM su una strada di montagna. Si pensò subito al solito servosterzo, invece ci si accorge che mettendo la seconda marcia l’olio esce copiosamente. Anche a marcia disinserità però continua a perdere seppur in maniera minore.

- ecco il fascio idraulico colpevole dell’avaria, parte dal blocco idraulico dietro il croscotto e va al cambio posto davanti al motore (è composto da 5 tubi fasciati, uno per marcia + 1 che va al chiavistello) -

Raggiungo il mio meccanico che dista 50 chilometri evitando la seconda con i baule pieno di lattine di olio che per fortuna non serviranno e faccio sostituire il fascio con uno usato, ma efficente. Il lavoro non è facile perchè sul blocco idraulico lo spazio per lavorare è pochissimo e la situazione peggiora sui modelli a iniezione come il mio. La pazienza però la vince e tutto è risolto grazie all’officina Eccheli di Bolzano.

- ecco il particolare del tubo fessurato, i tubi sono fasciati assieme con del nastro, forse questo in passato ha creato della condensa -

Rara rottura di una rampa iniezione di una DS23IE (Alessandro)

Dopo una completa sostituzione di tutti i tubetti benzina, morsetti  e cavi
elettrici, come lavoro di prevenzione, é accaduto quanto segue:
la boccola in gomma del morsetto di tenuta della rampa iniezione su un lato
era usurata e avvitando la vite il morsetto metallico si é leggermente
girato premendo con la parte non protetta dalla gomma, contro il tubo della
rampa iniezione. Con gli anni le vibrazioni del motore e l’ultima
operazione di smontaggio e rimontaggio hanno causato il colpo finale per
aprire una fessura e la conseguente perdita di pressione e fuoriuscita di
benzina, con l’alto rischio di incendio.

Fortunatamente me ne sono accorto in tempo e abbiamo sostituito la parte
della rampa iniezione che un mio caro amico aveva nelle sua “soffitta dei
desideri”. Abbiamo ricalzato il moresetto con una boccola nuova e rimontato
il tutto.

La fessura nascosta.

Il peggior momento per fermarsi (pompa i.e.) Testo e foto by anonimo.

«Ma suo figlio non poteva farsi piacere un’altra macchina?». Cosí ci apostrofò un amico carrozziere buontempone quando circa dieci anni fa mio padre e io portammo entusiasticamente in visita il nostro “squalo” a un raduno vicino Milano… La freddura dice tutto di quello che ci si deve aspettare con un veicolo del genere, con qualche migliaio di chilometri nelle ruote, due restauri molto approssimativi subíti, cinque proprietari diversi, eccetera eccetera, e sopra a tutto la delicatezza di una tecnica cosí all’avanguardia allora che ancóra oggi ci riesce a stupire.  Che avremmo dovuto “divertirci” molto a restaurarla per riportarla al suo massimo splendore era scritto anche nelle stelle, perché prima di acquistarla, forte dei miei studi di Astrologia oraria giudiziale, avevo visto chiaramente i segni astrali di una lunga lotta piena di insidie e di trabocchetti alla quale avremmo dovuto rispondere con perfetta “maturità”, pazienza e tecnica impeccabile, pena l’irrisione continua e il disfacimento. Pare perciò risibile parlare, in questa serie di articoli che il sito di Paolo Pomini propone ai suoi lettori, di una “rottura” in particolare, avendone vissute in appena ventirtremila chilometri diverse decine, alcune anche gravi, alcune evitate per pura fortuna, altre alacremente prevenute, altre annunciate e testardamente trascurate. Di questo ultimo tipo, la piú rischiosa è quella che sto per raccontare. La vettura è una DS iniezione elettronica semiautomatica prodotta nel marzo 1970, quindi con centralina e sonda 011 e fascio iniezione già provvisto dal connettore bianco che a volte, mentre lavori sulle regolazioni dei dispositivi idraulici o devi cambiare una sfera sospensione, si stacca inavvertitamente e ti costringe a lunghe ricerche sul perché il motore non si avvii piú sebbene tutti i componenti siano nuovi e perfettamente calibrati (“cinque minuti fa partiva súbito, adesso perché no?”).  Come egregiamente spiegato in un’altra pagina del presente sito, tutte le DS a “iniezione elettronica” hanno una pompa di al imentazione carburante che necessita di revisione periodica ogni centomila chilometri, revisione che diventa urgente e obbligatoria quando, durante il suo funzionamento, essa emette suoni ronzanti a varia frequenza e intensità e avverte il suo malessere per mezzo di improvvisi spegnimenti o bloccaggi, particolarmente in occasione di soste forzate in coda in autostrada o in superstrada, quando il suo surriscaldamento diventa intollerabile. Nel corso degli anni, si è tentato di sostituire il pezzo utilizzando ricambi usati da revisionare reperiti via Internet, ma con scarso successo:  i dispositivi revisionati alla prova del banco con il manometro non riuscivano a fornire la pressione necessaria (almeno 3 bar in uscita) e perciò sono stati abbandonati in favore del montaggio attuale, sebbene inaffidabile.  Ma – come dicono a Milano – alla fine i “vigliacc mœren” e mi è capitato proprio due mesi fa di rimanere bloccato in autostrada dopo un quarto d’ora di coda a causa del grippaggio della oramai piú che usurata pompa Bosch di origine (è nostra opinione che sia la stessa pompa di 40 anni fa, mai sostituita!).  Niente di male se il guasto accade all’aperto, in corsia destra, sotto al favoloso sole mattutino degli Appennini toscani, e infatti cosí è stato — nel primo caso!  Dopo circa 2 minuti di stop, la pompa ha ripreso a funzionare e la macchina a filare via veloce verso le gallerie di Pian del Voglio, ma nessuno poteva prevedere che ci sarebbe stato un altro incidente e un’altra coda di venti minuti, questa volta in galleria, senza corsia di emergenza, e giusto a poche decine di metri metri dall’imbocco, nel punto piú pericoloso possibile per fermarsi!  È proprio successo cosí:  autostrada bloccata, motore al minimo per cinque minuti, dieci minuti, motore che si deve spegnere perché si è al chiuso, altri venti minuti fermi, prime vetture che si riavviano, avviamento senza intoppi, percorsi altri 200 metri, poi nuova sosta, surriscaldamento, motore spento, nuova attesa, poi di nuovo in marcia, e la pompa che si ingrippa, e la vettura immobile a lato della strada, con i T.I.R. giganteschi che ti lampeggiano e poi sorpassano a sinistra, e finalmente l’autostrada che si libera e il traffico che comincia ad accelerare, e la pompa che rimane bloccata, e la DS spenta a bordo strada, e la necessità di indossare il giubbetto di emergenza ed esporre addirittura l’odiatissimo triangolo, e le altre macchine che ti sfiorano, ora che la strada è completamente libera e l’unico pirla, però fermo, sono io. Dopo pochi minuti, realizzata la situazione di assoluto pericolo, che non augurerò mai a nessuno, nemmeno a chi se lo meriterebbe, i casi erano due, anzi uno:  chiamare l’assistenza stradale per procedere con il ricupero del mezzo a traino e una vergognosa sconfitta totale, con scherno, scorno e annullamento di tutti gli impegni della giornata, il mancato rientro in città, e l’incognita di chi, come e dove avrebbe riparato il guasto e a che prezzo.  L’altro caso era che magicamente la pompa avesse ripreso a funzionare da sola, e quella era la speranza che intensamente nella mia testa prendeva forma piú concreta:  era semplicemente impossibile che io potessi durare a lungo in quel frastuono di mezzi in sorpasso, come anche chiaramente e lucidamente impossibile era che potessi ricorrere a un “Europassistance”, o cose del genere:&nb sp; semplicemente, nella mia testa questo non era possibile. Con un giravite provo a staccare e smuovere la centralina, chissà mai un falso contatto?, e poi ad assestare alcuni calci alla modanatura di alluminio posteriore sinistra, giusto per aiutare la pompa a sbloccarsi, senza ricordarmi che la parte posteriore ricopre il filtro carburante, mentre la pompa è custodita dietro la modanatura anteriore, e senza ricordarmi del fatto che la modanatura anteriore era stata smontata e dimenticata da alcuni anni in un deposito, e quindi la pompa era lì in bella vista e poteva essere facilmente stuzzicata a riavviarsi con alta probabilità di successo assestando qualche delicato colpetto sopra o sotto. Nel frattempo, il ridicolo giubbetto salvavita giallo mi ricordava della mia stupidità a non aver prontamente messo mano al problema alla prima avvisaglia, e cioè cinque anni prima, quando la DS si spense improvvisamente durante una sosta obbligata da un ennesimo incidente sulla superstrada che unisce Milano a Como, e altrettanto improvvisamente si riavviò nel giro di alcuni minuti. Fino a che la disperazione via via affilatasi nella mia mente in quei terribili minuti – quando sentivo che da lì a poco qualcuno mi sarebbe piombato addosso spinto da qualche decina di tonnellate centuplicate dall’inerzia del “veicolo lungo” che le trasportava – non provocò il miracolo:  “Adesso giro la chiave e qu ella parte”.  Cosí ho fatto, ma era tanto forte il rumore del traffico che il pur fortissimo ronzío della pompa malandata era assolutamente sordo, ed è stato solo per pura fortuna che ho potuto accorgermi, dando un colpo di acceleratore, che la spia gialla dell’alternatore si era spenta, e poi anche quella dell’olio motore e poi dopo pochi secondi anche quella dell’olio idraulico: non c’era dubbio, la vettura era in moto, pronta a scappare via!  Accendo le quattro frecce d’emergenza e con due balzi ricupero il maledetto triangolo rosso e lo getto nel baule, salto di nuovo alla guida, a tavoletta verso Bologna. Mi è impossibile raccontare o descrivere le sensazioni vissute mentre superavo i centoventi verso la salvezza, ma ho potuto rifletterci sopra ben bene appena passata un’area di servizio, dove avrei voluto fermarmi per mangiare qualcosa di quella frutta gustosa che mi ero portato dall’Umbria e che durante l’assillo nel buio del pericolo non mi ero neanche minimamente sognato di addentare.  Invece ho tirato dritto, per poi ascoltare, fatti meno di cento metri, ancóra il ràntolo ràuco della pompa che si era ingrippata di nuovo.  Qui la frutta mi è servita sí, per dare un po’ di sollievo ai nervi, e dopo quindici minuti siamo riusciti a ripartire e a raggiungere l’officina di lì a cinquanta chilometri appena.
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